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Cronaca

Presentata la III Conferenza regionale sulla lingua friulana

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È come il tagliando dell’auto – ha detto l’assessore Pierpaolo Roberti – che serve a mettere a punto il motore. Un momento di analisi utile anche a raccogliere spunti e proposte, ha specificato Eros Cisilino, il presidente dell’Arlef. Un’occasione per confrontarsi sui problemi, primo fra tutti la denatalità, ha aggiunto il consigliere regionale Emanuele Zanon. “Perché se la Regione dovesse perdere la lingua friulana – ha riassunto con efficacia Piero Mauro Zanin – perderebbe anche la sua autonomia”.

Basterebbero queste quattro brevi riflessioni per capire l’importanza della Conferenza regionale sulla lingua friulana, in programma nel pomeriggio di venerdì 5 novembre a Udine, nell’auditorium della Regione dedicato ad Antonio Comelli. Si tratta del momento-clou dei cinque anni di legislatura per fare il punto su quanto è stato fatto e quanto resta ancora da fare, con il contributo dei rappresentanti delle istituzioni, degli esperti e del comitato tecnico scientifico dell’Agenzia per il friulano, diretta da William Cisilino. Ma è anche un incontro con la gente perché l’invito a partecipare ai lavori, che si apriranno alle 14.30 e  si concluderanno attorno alle 19, è rivolto a tutti i cittadini: basta andare sul sito www.arlef.it e compilare la scheda di iscrizione entro il 3 novembre. Ed è prevista anche la diretta streaming alla quale si potrà accedere tramite il sito del Consiglio regionale, la web tv www.fvg.tv e le pagine Facebook o Youtube dell’Arlef. La terza Conferenza dunque (l’ultima era stata organizzata nel 2017) è tutt’altro che un momento formale, come hanno sottolineato oggi in conferenza stampa a Udine i rappresentanti di Regione e Arlef.

“Abbiamo la possibilità – ha detto con sollievo Eros Cisilino – di tornare a sentire direttamente, in presenza, chi lavora sullo sviluppo del friulano. E ci sono segnali positivi grazie al nuovo Piano di politica linguistica approvato dalla Giunta regionale, che dà le linee guida fondamentali affinché tutti remino nella stessa direzione”. “Una politica – ha proseguito il presidente dell’Arlef – che dovrà essere incisiva e strategica per lo sviluppo del nostro patrimonio linguistico, con un occhio di riguardo alla scuola, ma anche a cittadini e famiglie, affinché maturi sempre di più la consapevolezza che il futuro della lingua è anche responsabilità del singolo e delle sue scelte quotidiane. Se non ci impegniamo tutti a trasmettere la lingua ai nostri figli e alle future generazioni, non potremo infatti azzerare la decrescita di parlanti, il cui tasso medio, al momento, si attesta sullo 0,66% annuo”. Una decrescita su cui ha insistito anche il consigliere Zanon, delegato all’organizzazione della Conferenza.

“Non c’è soltanto il pericolo dell’omologazione rispetto al sistema di comunicazione – ha detto l’esponente di Regione Futura – ma soprattutto il tema demografico della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione. Che richiede interventi forti”. Posizione condivisa dall’assessore alle Lingue minoritarie. “La lingua è la base di ogni identità – ha ricordato Roberti – e noi finora siamo soddisfatti dei risultati raggiunti, anche se sappiamo che non è mai abbastanza. Di certo il nuovo Piano di politica linguistica, rispetto al precedente, fissa azioni concrete da portare a termine, in tutti i settori: è un’assunzione di responsabilità importante, il segno che questa Giunta crede molto nella valorizzazione del friulano e delle altre lingue minoritarie”.

Anche il presidente Zanin – nel corso del suo intervento interamente in lingua friulana – ha voluto sottolineare i risultati del lavoro svolto “in totale sinergia con la Giunta e con Roberti”: “Abbiamo fatto passi in avanti – ha sottolineato – grazie alla produzione teatrale in marilenghe. E la lingua comincia a essere utilizzata anche per raccontare la cronaca, grazie a Telefriuli: un passaggio molto importante. Stiamo lavorando per arrivare allo stesso obiettivo anche in Rai, dove siamo comunque riusciti a ottenere le prime ore di programmazione televisiva in marilenghe”. Zanin si è soffermato anche sulla storia a fasi alterne della tutela linguistica da parte delle istituzioni.

“Sono stati i soggetti culturali – ha osservato il presidente – a recuperare e far vivere la lingua. Ci hanno pensato le associazioni come la Filologica, ci ha pensato la Chiesa, mentre noi politici eravamo interessati ad altro e forse guardavamo al friulano come a una diminutio. Poi finalmente la Regione ha capito che se perde la lingua perde anche la sua autonomia e ha cominciato a investire, grazie al lavoro dell’Arlef, innestando la lingua nella scuola e nelle famiglie. Un lavoro prezioso, così come quello dell’Ente Friuli nel mondo che ha consentito di attirare tanti friulani ‘di ritorno’ da altre zone del mondo”. Il presidente del Consiglio regionale ha infine riflettuto sulle istituzioni, definite “l’hardware della lingua. E il fatto di aver tolto le Province di Udine, Pordenone e Gorizia ha indebolito il Friuli, togliendo di mezzo un punto di riferimento. Ma la Regione è al lavoro anche su questo fronte”.