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Cultura

«Meno c’è, più c’è!» Aspettando il concerto di Angelo Branduardi

Intervista al menestrello della musica italiana che mercoledì sera si esibirà al castello di Udine

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foto: Angelo Branduardi

UDINE – Amatissimo in tutto il Friuli dalle cui tradizioni popolari ha spesso attinto finalizzandole alla sua inesauribile ricerca, ospite fisso delle più blasonate rassegne della nostra regione, salirà al castello di Udine mercoledì sera armato dell’inseparabile violino uno dei più grandi musicisti della nostra epoca. Un’occasione più unica che rara quindi per scambiare quattro chiacchiere con Angelo Branduardi di note, accordi, spartiti, strumenti, del Friuli e… dei tempi attuali. «Si, la mia musica si sposa molto bene alla vostra regione, i legami con le tradizioni rurali sono molto forti e qui un malandrino non può esser accolto che (fortunatamente) a braccia aperte! Ricordo con grande piacere un concerto di qualche anno or sono a Spilimbergo nel quale ho concluso con questa introduzione – e questa è roba vostra: voglio vedere la piazza alzarsi di almeno un metro! – e quindi con l’orchestra ho attaccato Schiarazule marazule. E’ stato un delirio!»

Abbiamo di recente scoperto che questa società soffre, tra le tante innumerevoli patologie, anche di tanatofobia. Branduardi ha spesso cantato la morte con gioia, come un qualcosa di indissolubile alla vita e di contiguo ad essa, quasi con euforia. «Niente oltre niente di più – dicevo ne La serie dei numeri, ed era un modo per esorcizzarla prendendo spunto da un racconto celtico; ma ancor più attuale dovrebbe essere il Ballo in fa diesis minore, la vittoria della vita sulla morte stessa con quel – e tu del tempo non sei più signora! Ci auguriamo che sia davvero così anche in questo periodo così nefasto.»

Veniamo al concerto di mercoledì sera, che non sarà il classico best of, anzi. «Sul palco ci sarò solamente io, con la chitarra ed il mio immancabile violino e Fabio Valdemarin, eccellente pianista e polistrumentista di Trieste. Sarà un concerto quasi minimalista all’insegna del meno c’è, più c’è: pezzi dal mio repertorio, musica antica, Monteverdi, Mozart, brani popolari. Niente di tedioso, voglio rassicurare gli spettatori!, ma esattamente il contrario. Certo vi risparmieremo l’ascolto di Alla fiera dell’est!» segue sorriso con proverbiale umorismo. Da malandrino, si diceva.

Una delle pagine più originali della ormai quasi cinquantennale carriera di AB è senza dubbio la collaborazione con il compianto Giorgio Faletti: «era il mio miglior amico, con lui c’era una sintonia incredibile; ma è l’aspetto umano quello che conta di più ancora una volta: nel nostro ambiente c’è tanta concorrenza, a volte sleale. Giorgio era l’esatto contrario, una persona di una bontà e limpidezza davvero uniche.» Il ricordo commosso di Angelo.

Futuro Antico, il titolo di una fortunata serie in cui il Nostro ha raccolto e sapientemente riarrangiato brani della tradizione medioevale, sacri e profani, e che ci apre le porte ad una prospettiva su ciò che ci attende domani. «Il recupero del passato, di un certo passato, è fondamentale ed è un concetto estremamente moderno. Bisogna partire dal presupposto che la musica occidentale, la grande musica occidentale!, è finita con il celeberrimo Accordo di Tristano di Wagner; poi ci furono ancora dei tentativi con la dodecafonia o l’elettronica, certo, ma io ritengo che ora dobbiamo fare due passi indietro per poi farne uno in avanti. Anzi, te lo dico da artista, voglio fare una previsione: dopo questa “peste” il mondo cambierà, ci sarà più essere e meno avere e qui torniamo al concetto di meno c’è e più c’è, ci sarà un forte bisogno di spiritualità, forse saremo più duri ma avremo una maggior tenerezza di fondo.» Che ne dite, si può fare?

In ogni caso un fatto è certo: mercoledì sera gli angeli al castello di Udine saranno ben due. Per info e biglietti: Branduardi al castello di Udine