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Cultura

Vanja: il teatro nel teatro, il teatro fuori dal teatro

Atmosfera unica e surreale di fantozziana memoria nella serata di Italia-Inghilterra

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foto: Vanja a Cervignano, Strassoldo - Villa Vitas ©CSS

STRASSOLDO – Per scegliere di seguire Vanja in Città nella stessa serata di Italia-Inghilterra, finale dei campionati europei di calcio, occorre un grande amore per il teatro e – diciamolo con sincerità – un pizzico, ma anche due, di sano spirito fantozziano. Il programma trincea, frittatone di cipolle, birrone gelato, tifo indiavolato, rutto libero, questa volta non viene stravolto dalla telefonata del collega che preannuncia l’immediata chiamata alla visione di un immortale capolavoro cinematografico bensì da un invidiabile vocazione all’ anticonformismo. Certo, innegabile, è che l’atmosfera all’ingresso dello splendido giardino di Villa Vitas presenti un qualchecosa di analogo – ma per antitesi – dell’attesa della proiezione della famigerata Corazzata Potëmkin.

Pertanto questa volta non è l’architett. gran lup mann ladr di gran croc professor Guidobaldo Maria Riccardelli ad intimare la visione del cult in luogo della gara ma il contrario: l’individuo sceglie consapevolmente la fuga dalla partita, il via-dalla-pazza-folla, dal delirio collettivo, verso un luogo ameno, salvifico, escatologico ed in una serata di cotal tipo non può trovar niente di più liberatorio del progetto di Rita Maffei “Vanja a Cervignano”, teatro fuori dal teatro in itinere che trova alloggio presso parcheggi, parchi, supermercati ed ora si diceva anche aziende vinicole.

Teatro che esce dal teatro, da una parte, teatro dentro il teatro, dall’altra, giacché il Vanja di cui sopra è liberamente ispirato al film di Louis Malle “Vanja sulla 42a strada”, ispirato a sua volta dalle prove a N.Y. di André Gregory sulla versione contemporanea adattata da David Mamet dello “Zio Vanja” di Cechov. Una matrioska di adattamenti, edizioni, interpretazioni, teatri che il montaggio analogico, gli stivali dei soldati, l’occhio della madre e la carrozzella con il bambino della già summenzionata Corazzata ci fanno un baffo!

Decimo giorno di prove per il nostro di Vanja, «realismo, materialismo, materie a cui più nessuno è interessato: quelli intelligenti sanno già tutto in merito e a quelli stupidi non interessa niente!» il quale accoglie i presenti con questa dritta.

Pistolotto green ante-litteram da parte del medico rubacuori con l’uomo, si proprio l’uomo, colpevole di una vita orribile! Che cosa ci resterà di tutto questo? Neanche una pagina. La delusione della vita, la noia, frustrazioni come un magma che attendevano l’eruzione liberatoria, un microcosmo dove tutti rinfacciano tutto a tutti. Un colpo di pistola con l’intento di risolvere milioni di anni di cose non dette e che sembra far rima con quel vetro spaccato per chiedere “scusi, chi ha fatto palo?”

Una quarantina di eroi presenti tra il pubblico, un cast – giusto nominarli tutti – Gabriele Benedetti, Pepa Balaguer, Paolo Fagiolo, Fabiano Fantini, Daniela Fattori, Natalie Norma Fella, Klaus Martini, Nicoletta Oscuro, Rita Maffei – davvero affiatato e motivato. In lontananza risuonano le campane, dai televisori arrivano le prime note degli inni nazionali, anche le zanzare sembrano avere altri piani in una bolla spazio-temporale mai così gradita. 

Scende il tramonto ed un attimo prima che giungano deliri del tipo «nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche; si diceva che l’Italia stava vincendo per 20 a zero e che aveva segnato anche Paolo Fagiolo, di testa, su calcio d’angolo!» gran finale con stagioni che si intrecciano alla stregua di rapporti umani che si consumano, amori mai corrisposti, ora indolenti, poi stanchi, un’idea di un qualcosa che debba ancora partire, le scuse, malcelate e irritanti e poi… fischio, calcio d’inizio! E poi tutto sarà come prima.

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