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Soltanto leggere: Il vecchio e il mare come lo avrebbe voluto “lui”

Incontro con Luisa Vermiglio, regista ed attrice che ha portato in scena il reading del capolavoro di Hemingway all’interno della rassegna Incontri d’estate in biblioteca

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foto: ©Luisa Vermiglio

RONCHI DEI LEGIONARI – Vecchio, come uno spirito indomito, come quel baseball, come la natura, una sfida, una partita, quella partita, come quegli Yankees che non sapevano perdere, degli arnesi meccanici di cui non si conosce più suono, significato, utilizzo, come un’umanità che si parlava con i segni del volto, come la paura, i calli alle dita, il sangue, la sconfitta, la vittoria. Vecchio, come Il vecchio e il mare. 

Nei primi anni ‘50 dell’ultimo secolo del millennio scorso Ernest Hemingway ritorna a Cuba, scrive il suo ultimo capolavoro, vince il premio Pulitzer, vince il premio Nobel, qualche tempo dopo torna nell’Idaho, si mette un fucile in bocca e chiude per sempre le pagine della propria autobiografia. Nell’anno di Dante 700, dove tutti i riflettori, bandi ministeriali, finanziamenti pubblici, privati e sponsorizzazioni annesse e connesse sono monodirezionali, Luisa Vermiglio rende omaggio allo scrittore americano a distanza di qualche ora del sessantesimo anniversario di quel tragico gesto sopra descritto.

E lo fa con una riduzione de Il vecchio e il mare, messo in scena come lo avrebbe voluto lui. «Hemingway pensava ad una versione cinematografica del romanzo ed il regista che individuò fu Vittorio De Sica» ci racconta l’attrice monfalconese nonché regista della pièce «e sai come aveva in mente la sceneggiatura? Semplicemente un vecchio che legge il libro, sullo sfondo il porto de L’avana!» A dir poco curioso perchè a scommettere un bicchiere di rum sarebbe stato sicuramente in pole-position Luchino Visconti, causa amicizie e frequentazioni comuni; per ulteriori info citofonare fam. Dominguin-Bosè, così tanto per strizzare l’occhio al tema tori, toreri e corride.»

Soltanto leggere, si diceva. Il vecchio, interpretato da LV, e la grande intesa con il ragazzo, Stefano Paradisi, con una narrazione spartita fifty-fifty a tempistiche ora riflessive, poi vertiginose. Non tutti sanno che con il Concilio di Trento venne messa al bando anche la musica, quella considerata non in linea con lo spirito della Controriforma. Le sequenze di note additate pertanto di provocare sensazioni quali tensione, pulsazione o qualsivoglia spinta sessuale vennero vietate: la prestazione straordinaria del M.o Giovanni Maier al contrabbasso, senz’ombra di dubbio avrebbe suscitato l’interesse del più zelante Savonarola nella sua miglior forma, tanto forte, impetuosa, violenta, la sottolineatura di passaggi, transiti, traversate, indiscutibile valore aggiunto della serata.

«Sono affascinata da The old man perchè riprende un tema oggi forse fuori moda ma di grande impatto emotivo: questo contrasto molto forte tra la vita e la morte, l’uomo e l’animale, l’uomo e la natura; EH era un grande appassionato di guerra, caccia, di corride, non mancava una corsa dei tori di Pamplona! In quest’epoca probabilmente sarebbe stato odiato» anche se non ci vuole poi molto a pensarci bene, in questo delirio anche Renzo Montagnani con una certa probabilità avrebbe rischiato la testa! «ma lui vedeva questa sfida, rappresentata dalla sfida con il Marling, come un qualcosa di arcaico, di primitivo, di ancestrale; la caccia come un qualche cosa di nobile, quasi un identificarsi tra cacciatore e preda, tra carnefice e vittima, ruoli che si sovrappongono, che finiscono per confondersi, scambiarsi, identificarsi.»

Un testo da trasformare in reading+musica difficile, molto di più di quello che si potesse intuire, sì dinamico ma altrettanto statico, sì immobile ma altrettanto turbolento: il duello, i duelli, lo squalo (Spielberg si vada a nascondere), la solitudine, la fortuna, una barca fortunata, un finale che pare chiuso ma è più che mai aperto, un vecchio signore ancora giovane che nei sogni anela ancora ai suoi simili, i leoni.

E poi, giacché il simbolismo la fa da padrone, c’è un semidio, al quale il protagonista si rivolge con una certa puntualità chiedendosi che cosa avrebbe fatto in cotale situazione: Joe Di Maggio, il Pelè o il Maradona del baseball, se mi si passa il paragone dal paese dei baloneri. Ed avrebbe fatto certamente sorridere anche a mr H. che da queste parti, qualche decennio or sono, il batti-e-corri fosse lo sport cittadino, non certo ai livelli che avesse lui in mente… ma si difendeva piuttosto bene!

E così fa piacere che il caro Hemingway sia tornato finalmente a trovarci da queste parti dopo un bel po’ di tempo; infatti aveva una fidanzata, amica, amante – insomma come si dice oggi senza far scattare l’allarme sessismo – in zona Villa Mocenigo Ivancich (SS14, passate il ponte di Latisana, girate a destra e la trovate). Itinerario suggerito per una giornata demodè, si diceva.

Cinque gli applausi finali: due attori, un musicista, un mostro sacro della letteratura e la Biblioteca di Ronchi dei Legionari, protagonista di una rassegna estiva di altissimo livello.

Giovanni Maier

Stefano Paradisi

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