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Cultura

Villa Manin Estate: si apre con il nuovo doge venuto dal deserto, Bombino

Un’ora e mezza di grandissimo livello in duo con Adriano Viterbini all’interno di una formula vincentissima

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foto: Simone Di Luca Photography

VILLA MANIN – La premiata ditta Villa & Vigna inizia alla grande in termini di proposta musicale ma soprattutto di organizzazione l’edizione 2021 dei concerti in quel di Passariano di Codroipo. Così il tramonto nel parco, senza zanzare ed un caldo, sahariano ma non troppo, è la cornice perfetta per l’esibizione di Goumar Almoctar in arte Bombino da Agadez, Niger: il sole scende e mille (non di più) beach boys equosolidali si accampano in religiosa attesa alla stregua di una Woodstock di casa nostra su di un prato a tracce equidistanti.

Pronti via: copione classico. Prima parte acustica, poi arriverà l’elettrico. Due chitarre e la seconda è quella del nostro Adriano Viterbini già fondatore di Bud Spencer Blues Explosion e I Hate My Village tanto per gradire l’indice di qualità.

Esercizio di stile: scrivere di Bombino senza appellarlo come il Jimi Hendrix del deserto. Esercizio di merito: indagare su chi sia stato il primo a dare questo soprannome al protagonista della nostra storia. Esercizio di maniera: provare ad andare ad un concerto di Bombino senza vestirsi in stile finto etnico made in China (prima possibilità) oppure via Montenapoleone spacciato per mercatini di Bologna sabato pomeriggio direzione Erasmus (altra possibilità). E poi, anche qui, ci sono le varianti. Ma è una termine che come sappiamo non porta granché bene.

I grandi classici che lo hanno reso icona e portabandiera del mondo Tuareg: che prima di lui per sentir parlare di loro bisognava tornare agli anni ‘80 e alle imprese del grande Edi Orioli alla Paris-Dakar! «Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci e il deserto affinché possa ritrovare la sua anima.» La musica che trova la sua genesi proprio nell’inconscio del deserto più grande del mondo poi si sposterà per bocca, anima e mani degli schiavi nelle piantagioni degli States diventando blues, trasformandosi poi in qualcos’altro, e in qualcos’altro ancora, in perenne divenire ed eterno ritorno così come dovrebbe essere sempre la musica. Si, è nato tutto in Africa; ed ora passa fortunatamente anche da noi, autoreferenziali selvaggi musicali.

Intesa perfetta tra i due guitar-man, i loop ipnotici, le accordature aperte, lo slide, la sofferenza delle corde, l’accezione psichedelica, il viaggio in un tempo atemporale, arcaico, archetipico; sul finale forse si sente la mancanza della ritmica per i fans della prima ora di Monsieur Bombino, che intrattiene il parterre con il suo francese appena sussurrato in una dimensione che rimane più sabbiosa che danzereccia ma che dopo duecento anni e passa è sufficiente ad eleggerlo nuovo doge per acclamazione.

Dulcis in fundo. Protagonista indiscussa, la formula: una sorta di pic-nic, aperitivo nel parco con musica live che fa pensare a come abbiamo dovuto aspettare un qualchecosa di istituzional-legislativo per realizzare come i concerti si godano di più senza la creazione di capannelli, ammucchiate sotto il palco, gruppi di ultras che alzano il volume più della musica stessa, cumuli di persone da una parte e vuoti dall’altra, bolgia davanti e dietro niente (dove si sente ancora meglio, tra l’altro). Equi e distanti, con le dovute proporzioni, l’importanza di riempire totalmente un luogo per il quale – mi si perdoni la ripetizione – abbiamo avuto bisogno di un ordine, di un’imposizione, a fronte di un approccio che invece si sarebbe dovuto generare solamente da buon senso, convivenza e gusto del bello. Perchè la musica non si limita a note, melodie, armonie, volume e certamente condivisione, ma è anche e soprattutto spazio. Ma da – dicevasi – selvaggi musicali non lo potevamo certo sapere. Ed il prossimo fine settimana (3-4 luglio) arrivano Lo Stato Sociale e Iosonouncane.

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