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Cronaca

Riapre la “Casetta” dei ragazzi di Hattiva Lab

Sospeso a causa della pandemia, riparte il progetto Dedalus che offre l’esperienza dei “weekend autonomi” ad utenti con disabilità

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UDINE – Dopo aver sperimentato per la prima volta l’autonomia vivendo lontani dalla famiglia almeno il weekend, i ragazzi con disabilità di Hattiva Lab si erano ritrovati orfani” di quello spazio “adulto” per tutto il periodo del lockdown. Ora, la loro “casetta”, come la chiamo gli utenti della onlus, ha finalmente riaperto i battenti, tra l’entusiasmo dei suoi inquilini. Grazie al sostegno al progetto Dedalus di Fondazione Pietro Pittini, Fondazione Friuli e Banca d’Italia, dopo tanti mesi i ragazzi del gruppo senjor hanno potuto trascorrere di nuovo del tempo insieme, festeggiando subito con una pizza il sabato sera, una torta la domenica per colazione e poi un aperitivo in giardino. 

Protetti dalla compagnia degli amici di sempre e dai loro preziosi educatori, volti familiari ormai da anni, i ragazzi hanno così ripreso i weekend di autonomia abitativa per prepararsi ad affrontare il mondo esterno.In questa “bolla” devono badare ai loro bisogni quotidiani (cura di sé, gestione del tempo, del denaro), svolgere mansioni domestiche come preparare i pasti, fare la spesa, usare la lavatrice, stendere la biancheria, riordinare e pulire la cucina e gli spazi comuni. La Casetta di Hattiva Lab si trova in via del Bon a Udine, e dispone di 8 posti letto (suddivisi in 4 camere), un’ampia sala da pranzo, una cucina, un salotto e un grande giardino, sfruttato per consumare i pasti all’aperto e per momenti di scambio conviviale. 

Grazie a questa bella avventura, testano la notte fuori dal contesto familiare, sperimentando attività di socializzazione come uscire per mangiare una pizza o un gelato, andare al cinema, al museo, al bowling, fare una passeggiata in centro città, festeggiare compleanni. Alcuni volontari offrono compagnia, altri mettono in campo le loro competenze in laboratori, come quello di cucito. I dipendenti di Hattiva Labcon esperienza nel campo educativo si sono resi disponibili a coprire le ore dei turni notturni in regime di volontariato, permettendo di abbattere le quote a carico delle famiglie. 

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