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Cultura

In autostop con Pasolini

Si intitola “Pasolini e la peste” il secondo concept album del progetto Autostoppisti del Magico Sentiero. Fabrizio Citossi coinvolge una trentina di artisti tra cui Angelo Floramo, Francesco Bearzatti, Giorgio Pacorig e Massimo De Mattia

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Foto: ©Luca A. D'Agostino / Phocus Agency

UDINE – L’abilità dei grandi artisti , anzi una delle abilità, è da sempre quella di circondarsi di altri grandi artisti. Pier Paolo Pasolini, da Casarsa, poeta e molto altro, era solito circondarsi di personaggi quali Maria Callas, Orson Welles, Alberto Moravia, attori di serie A, attori di serie B, sedicenti intellettuali, figure improbabili, avventori della domenica, curiosi, borderline, poeti. E molto altro.

Fabrizio Citossi, anima dei Rive No Tocje, per il secondo capitolo del collettivo Autostoppisti del Magico Sentiero ripropone la formula vincente del primo con un supergruppo che vede ruotare una trentina di elementi su sette tracce dipinte su un pentagramma tagliente, a tratti minato, esplosivo. Insomma, Citossi chiama Pasolini – Pasolini rispondi! E Pasolini risponde, ed “io so” che risponde, “anche se non ne ho le prove, non ho nemmeno indizi.” 

Apertura con ritagli apocalittici di telegiornali dell’epoca dai quali sale, in differita dagli inferi, una ouverture che ricorda quell’altrettanto epico concerto a Pompei, sempre di quegli anni e del quale il solista, verrà appurato, non sarà un certo Pino Pelosi. Al martirio come carne macinata abbandonata in un parcheggio segue un altro attacco pinkfloydiano, dove veniamo schiacciati da un cuore atomico (come sopra) e dalla potenza della manipolazione di massa, opprimente, con riverberi in bianco e nero di Giorgio Pacorig.

Pasolini antesignano, preveggente, che lui, soprattutto – appunto – sapeva, ma che di certo non si sarebbe potuto immaginare quello che stiamo vivendo noi nel biennio 2020-21. Il genocidio della cultura, la tirannia dei mass media: millenovecentosettantacinque. Millenovecentosettantacinque, la data in cui lo scrive, lo riscrivo. E l’onnipresente Angelo Floramo a scandire come un sacerdote ad una messa apocrifa.

Ecco che ora arriva Andreotti a suggerire come Pasolini andasse a cercandosi dei guai, manco fosse stato un terrapiattista. Quanto ci mancano entrambi, possiamo sospirarlo! E e poi entra il sax liquido, ancor più della modernità, del grande Francesco Bearzatti.

L’elettronica d’avanguardia friulana incontra Pietro Zorutti, poeta della ruralità. Contrasti apparenti in una modesta sublimazione del buon senso moltiplicati per MHz indefiniti; capitolo successivo, l’onnipresente autoreferenzialità del frico. Dichiarazione d’amore per quelle persone che non abbiano fatto possibilmente neanche la quarta elementare, ritorno di una velata ma neanche tanto critica alla classe dirigente con sei lauree,  quattro master, altrettante specializzazioni ed un’unica ottusa visione omologata. Frigge da una maledetta radio che prende e non prende il vomitato rigurgito di stampa parallela ad improbabili pensieri dell’epoca, trasfigurando il dipinto del fantasma dei ragazzi di vita con distorsioni a palla.

Direzione techno folk, il flauto dalle note perennemente ubriache di Massimo De Mattia a far strada a spettri di borghesi in doppiopetto che invece di esser votati ai dogmi del cattolicesimo lo erano a quelli del marxismo. Il tutto senza aver visto la seconda, la terza e (?) la quarta Repubblica. Pagina di Stukas autodistruttivo: ripudio della lingua, volontà di fuggire, nichilismo che parte dalla periferia disagiata di Roma ed arriva al paesùt. O forse è il contrario. E forse sono la stessa cosa.

<< La peste in sintesi è questo sistema, nel quale viviamo, che si arricchisce sulle disgrazie della gente, che continua a violentare anche quei pochi residui di saggezza popolare rimasta, che ci sta reimpostando e che ha ormai sviluppato tutte le profezie del Poeta. Pasolini per me è il moderno Nostradamus!>> In un paio di righe, l’introduzione all’ascolto del compositore.

Un tema tanto caro nel finale, prima di un affettuoso saluto al Moravia: la falsa tolleranza. Ora per un attimo proviamo ad immaginare il Nostro che si confronti in un dibattito odierno sul politically correct. Anzi, meglio se non ci proviamo. Pasolini e la peste. Pasolini e la peste. Pasolini e la peste. Si, di tributi a PPP in questi ultimi anni ne abbiamo avuti parecchi, tanti, troppi, per alcuni dei quali – posso metterci la mano sul fuoco – Pasolini stesso si starà ancora contorcendo nella tomba. Ma questo non è il caso di Pasolini e la peste. Io lo so.

Per l’ascolto integrale: https://autostoppistidelmagicosentiero.bandcamp.com/album/pasolini-e-la-peste in attesa delle esibizioni live di primavera.

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