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Cultura

“Riaprite i teatri!”

La protesta silenziosa, nel cuore della Udine dello shopping natalizio

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foto: Aida Talliente

UDINE – Una fila orizzontale, distanziata, igienizzata, con le mascherine indossate in maniera corretta, spontanea, disperata, mite, sobria che ha tagliato il centro di Udine indaffarato in un tranquillo mercoledì da shopping natalizio con la sua staticità forte, il suo silenzio assordante.

<<L’unica azione che c’è sembrata possibile tra quella possibili: eravamo noi che guardavamo loro; diversi erano indifferenti, qualcuno c’ha denigrato, ma la maggior parte delle persone ci ha espresso ed offerto solidarietà!>>

L’antivigilia di Natale vede quindi come improbabile quanto coraggioso protagonista un torpedone di orgogliosi fantasmi del mondo del teatro FVG che attraversa il centro colorato, indaffarato e luccicoso di Udine. Una manifestazione schietta e genuina, partita da Aida Talliente e che ha aggregato attori, musicisti ed addetti ai lavori da tutta la regione, Udine provincia, Gorizia, Trieste: Paolo Fagiolo, Gabriele Cancelli, Mirko Cisilino (questi ultimi due trombettisti laddove gli strumenti a fiato risultano vietatissimi), Gabriele Benedetti, Giovanni Di Capua, Elisa Menon, Serena Di Blasio, Nicoletta Oscuro, Hugo Samek, Andrea Collavino, Mark-Kevin Barltrop, Chiara Benedetti, Elisabetta Spagnol, Luigina Tusini e tanti altri si sono riuniti, a due metri uno dall’altro, con uno sguardo fisso, immobile, spettrale.

Partenza da da piazzetta Belloni, la processione ha proseguito verso piazza Libertà, piazza San Giacomo, via Mercatovecchio, piazza Venerio zona Angolo dei Bauli, Galleria Bardelli nel cuore del centro acquisti della città fino a concludersi di fronte alla biblioteca Joppi.

La richiesta? Teatri aperti, come i centri commerciali: né più né meno. <<Siamo lavoratori come tutti gli altri: le persone hanno bisogno del teatro, anche se non lo sanno>> frasi raccolte a campione tra i partecipanti, che grondano sofferenza e concludono all’unisono <<non vogliamo essere assistiti, prendere bonus o ristori, ma vogliamo solamente lavorare!>>

Un grande abbraccio finale alla fontana di piazza San Giacomo, con quel freddo e quell’umidità che si sentono più dentro che fuori, con la promessa che l’esperienza si ripeterà, e che se serve – e servirà – potrà divenire appuntamento fisso.

<<Davanti a vie e negozi strapieni di folla, davanti alla file di gente in coda fuori da boutiques e profumerie, davanti ai bar con i tavolini assaltati, noi lavoratori dello spettacolo ci ritroviamo ancora oggi, dopo mesi, a non poter fare spettacoli perchè i teatri sono considerati luoghi pericolosi nonostante gli investimenti fatti per mettere “a norma” gli spazi. E mentre alcuni ridono con i bicchieri in mano, mentre le autoambulanze corrono, mentre le regole che vengono cambiate ogni giorno non hanno più nessun criterio, mentre ci si accontenta del buio che avanza, noi non possiamo far altro che ricordare che in mezzo a tutta questa grottesca sarabanda, la morte di questo paese è ben visibile, palpabile. Davanti ai nostri occhi, oggi era più chiaro che mai. Scuole, teatri, cinema, musei ovvero i luoghi della bellezza, dell’educazione, dello sviluppo e della cultura continuano a rimanere chiusi e il buio avanza e avanza rapido. E “il bello” è che anche se le porte dei teatri rimangono ben serrate non si eviterà un solo contagio.>>

E poi c’è spazio anche per il qualunquista del pomeriggio che impreca “ma cosa fate qui?! Ma andate a lavorare và!” e che, forse involontariamente, ha compreso perfettamente il motivo della protesta.

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