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Economia

Come potrebbe essere il mercato azionistico europeo e statunitense dopo le elezioni?

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In questo periodo di grande instabilità, l’Italia sembra essere messa in ginocchio. La crisi si espande a tutti i settori, ma si riflette particolarmente sul mercato economico e finanziario. Nessuno può prevedere con certezza che cosa accadrà nei prossimi mesi, tra una pandemia in corso e le elezioni statunitensi in vista. Nel frattempo, si può provare a determinare il futuro andamento dei titoli finanziari in base agli ultimi dati rilevati. Se si vuole iniziare a investre nel prossimo futuro, questo potrebbe infatti essere un momento favorevole.

Perché investire adesso

Investire in questo momento permette di sfruttare a proprio favore la volatilità dell’indice FTSE 100, che ha raggiunto un picco di 5.911 punti nelle ultime settimane. Alcuni settori sono più promettenti di altri, come quello tecnologico: Nasdaq è salito del 2.6% in un solo giorno, seguito da S&P 500 (+2%) e Dow Jones (+1.7%).

Valori instabili in tutti gli indici italiani

Sul fronte italiano, i maggiori indici di Borsa Italiana hanno registrato variazioni frazionali nelle ultime settimane, arrivando a perdere anche oltre l’1% in avvio di giornata. Ecco come si sono comportati i seguenti titoli:

  • il FTSE Mib ha registrato un incremento dello 0,4% arrivando a 17.943 punti;
  • il FTSE Italia All Share ha guadagnato lo 0,4%;
  • il FTSE Italia Mid Cap ha registrato un progresso dell’1,27%;
  • il FTSE Italia Star è salito dello 0,89%.

Nel complesso, su 408 titoli trattati, 214 hanno visto dei rialzi mentre i ribassi sono stati 168. Le rimanenti 26 azioni non hanno subito variazioni.

Gli indici del settore bancario

Uno dei mercati italiani più toccati è quello bancario. La sessione di venerdì 6 novembre in apertura vede rialzi per Inwit (+6,9%), Leonardo (+1,70%) e Generali (+0,28%), mentre tra i peggiori ci sono UniCredit (-0,84%), Saipem (-0,57%) e Nexi (-1,19%).

Risultati sorprendenti negli Stati Uniti

Guardando otreoceano, il mercato azionario statunitense sta vivendo un momento molto particolare. Dall’esterno, gli investitori tremano in vista delle elezioni e chi ha interessi attivi negli Stati Uniti non ne sta ricevendo alcun beneficio: Pirelli perde il 3,18% e Buzzi Unicem il 3,74%. Internamente, però, il mercato azionario fiorisce con l’aumento dei voti per Biden, il quale promette di rientrare in un’ottica più atlantista (in netto contrasto con la tendenza all’isolazionismo di Trump) e di avviare un piano di investimenti di 2 mila miliardi di dollari per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si possono individuare due strategie d’investimento, in base al risultato delle elezioni.

Se vince Biden

I progetti volti alla green economy metterebbero sul piedistallo i colossi dell’energia eolica e solare, quali: Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid e SMA Solar Technology AG. Anche le aziende di dimensioni più modeste potrebbero aumentare di valore. Si tratta dei titoli di Nel, Ceres Power e ITM Pover.

La spinta alla produzione di veicoli elettrici (un mercato più piccolo rispetto alla controparte europea) favorirebbe le aziende operanti nel settore delle batterie, come Johnson Matthey, Umicore e Varta.

Se vince Trump

La situazione opposta si vedrebbe con la rielezione di Trump. Il titolo di Vestas potrebbe arrivare a perdere fino al 15%, mentre verrebbe incoraggiato il mercato petrolifero con aziende come BP, Royal Dutch Shell e Total.

Il settore delle infrastrutture

Indipendentemente dai risultati delle elezioni, il settore “vincente” dovrebbe essere quello dell’edilizia. Entrambi i candidati adotteranno probabilmente misure espansionistiche per le infrastrutture, di cui gioveranno le società di materiali di costruzione (CRH e Ferguson), i produttori di cemento (Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim) e le compagnie di noleggio di attrezzature industriali (Ashtead Group).

Gli approcci dei due candidati sarebbero però differenti, dato che con Biden ci sarebbe una maggior attenzione all’efficienza energetica, a vantaggio delle società di illuminazione a LED (Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel) e dei produttori di isolanti (Kingspan Group e Rockwool International).

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