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Cronaca

Coronavirus, Serracchiani: “Lega ricomincia con lo scaricabarile”

Per la deputata “il trucco, quando arriva un problema, è farsi trovare da un’altra parte”

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UDINE – “Al primo rialzarsi dei numeri dei contagi la Lega ricomincia lo scaricabarile buttando colpe sul Governo, sui migranti o sui confini permeabili. Il trucco, quando arriva un problema, è farsi trovare da un’altra parte. In Friuli Venezia Giulia Fedriga ha dimenticato l’entusiasmo con cui ringraziava la Slovenia per aver aperto i confini con 48 di anticipo, da cui hanno guadagnato solo i benzinai d’oltreconfine. Ora è già pronto a imbracciare il pericolo dei Balcani, alla faccia degli spettacoli indegni offerti da Salvini coi suoi bagni di folla. Al Governo si deve chiedere di lavorare di più, certo, ma a 360 gradi controllando per esempio anche gli arrivi dagli Stati Uniti che fanno scali intermedi. Non ci si sveglia improvvisamente additando i rischi e chiedendo che ci pensi il Governo se no è colpa sua”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani (Pd), dopo le prese di posizione di presidenti di Regioni esponenti della Lega a fronte della comparsa di nuovi focolai di Covid19.

“Da settimane la Lega sta facendo a gara con se stessa – continua la parlamentare – per togliere paletti e precauzioni, senza attuare al contempo campagne informative e preventive, e lasciando molto a desiderare su controlli e tracciamenti. Tra il lockdown e lo sbraco, tra il boicottaggio all’App Immuni e la richiesta di Tso, dovrebbe esserci l’equilibrio e la vigilanza delle istituzioni regionali, e continuare a esibire i muscoli del ‘siamo stati i primi’, ‘siamo i migliori’ davvero a nulla serve”.

“Adesso – aggiunge Serracchiani – ci dicono dalla Regione Friuli Venezia Giulia che vogliono potenziare la sorveglianza e ampliare il tracciamento: era ora, speriamo lo facciano presto con trasparenza. Importante è che si capisca una volta per tutte che il Covid va gestito, che occorre allestire la comunità a vivere con questo rischio e a controllarlo, smettendo di considerarlo un’arma di propaganda”.

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