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Economia

Confindustria spinge per il 5G: “Tecnologia indispensabile per le imprese”

I presidenti Anna Mareschi Danieli e Michelangelo Agrusti: “Partita imprescindibile per la competitività del territorio. Impossibile rinunciarvi e miope continuare a perdere tempo”

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UDINE – “La partita del 5G è imprescindibile per la competitività territoriale. Questa tecnologia è importante per i cittadini e indispensabile per le imprese. Serve al Paese. E’ impossibile rinunciarvi ed è miope continuare a perdere tempo”. E’ questo l’appello che Confindustria Udine e Confindustria Alto Adriatico – in una nota congiunta dei presidenti Anna Mareschi Danieli e Michelangelo Agrusti – rivolgono alle istituzioni locali e regionali e, più in generale, all’opinione pubblica per non perdere il treno dell’innovazione connessa alla tecnologia 5G. L’emergenza Covid-19 ci ha dimostrato che internet veloce non è più un’opzione, ma una necessità, non si torna più indietro. Il traffico del mobile è aumentato del 40% e quello dalla rete fissa del 70%.

“L’integrazione delle nuove reti fibra-5G influenzerà radicalmente la crescita e lo sviluppo di diversi settori, è assurdo pensare che la nostra regione e più in generale il nostro Paese non colgano questa opportunità mettendosi nelle condizioni di sfruttare appieno le potenzialità della trasformazione digitale, offrendo sia alle persone, sia alle aziende nuovi servizi che fino ad oggi non avremmo mai potuto pensare sarebbero stati effettivamente realizzabili – si legge in una nota -. Il mondo va in questa direzione, siamo la seconda manifattura d’Europa, ma se non troviamo rapidamente la via italiana alla digitalizzazione della nostra manifattura la caduta sarà inevitabile. Non parliamo solo di pura attività industriale, ma di mobilità delle persone e delle merci, di sanità, di istruzione, di turismo, sicurezza dei servizi al cittadino della pubblica amministrazione. Potenzialmente ogni settore dell’economia e della società potrà beneficiare di servizi digitali intelligenti. Le applicazioni pratiche di questa tecnologia, che riguardano la vita di tutti i giorni di ciascuno di noi, sono pressoché infinite: dall’utilizzo in remoto degli elettrodomestici alla visione dei programmi televisivi, passando per la guida assistita fino alla telemedicina. Questo salto tecnologico rispetto al 4G consente infatti la distribuzione di un volume di dati molto superiore rispetto all’attuale e può gestire anche un maggiore numero di apparati connessi. Quando si parla di quarta rivoluzione industriale – o meglio, Industria 4.0 – sono in molti a prevedere che sarà l’introduzione del 5G a sostenerne l’evoluzione, proiettandoci in un mondo in cui tutto è connesso, elaborato e digitalizzato. Attualmente, la richiesta di 5G è presente in tutta Europa: di anno in anno assistiamo al raddoppiare dell’utilizzo dei dati ed è verso i servizi per i consumatori, come ad esempio lo streaming, che si dirige gran parte di questo traffico. Negli ambienti aziendali, l’ovvio vantaggio di una connessione 5G risiede nella capacità di connettere tra loro miliardi di device per rendere possibile l’IoT (Internet of Things). Questo tipo di connettività non solo aumenterà la capacità di automazione dell’industria, ma renderà anche possibile il raggiungimento del prossimo livello di trasformazione digitale: realtà aumentata e virtuale, robotica, traduzione simultanea, formazione e applicazioni di E-health”.

“Le aziende hanno quindi ottime ragioni per attendere con impazienza l’arrivo della rete 5G – sostengono i rappresentanti di Confindustria – ma è l’intero Paese che ne trarrebbe giovamento: grazie all’adozione di queste tecnologie più avanzate migliorerebbe la competitività internazionale dell’economia italiana e si stima che la crescita del Pil potrebbe accelerare dell’1% all’anno, pari a 20 miliardi di euro aggiuntivi. Per implementare questa tecnologia bisogna installare più antenne rispetto agli standard attuali riferiti al 4G, perché la potenza è più bassa e questo a qualcuno non piace. Ma quali sono le oggettive buone ragioni che indurrebbero a rinunciarvi? Ad oggi non esistono evidenze scientifiche sulla nocività di questa tecnologia e val la pena ricordare che i limiti sulle radiazioni elettromagnetiche vigenti in Italia sono tre volte inferiori rispetto a quelli fissati dall’Europa. I controlli, anche nella nostra regione, non mancano. Quindi? Mentre gli altri Paesi, come sempre, corrono, noi indugiamo rincorrendo fantasmi e alimentando dubbi che non hanno alcun fondamento scientifico, ma troppo spesso servono per mero consenso politico. Intanto, il nostro digital divide aumenta in modo insostenibile. Non ce lo possiamo permettere. E’ bene che tutti lo sappiano e sarà utile che chi ha il potere di decidere si assuma la responsabilità di farlo”.

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