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Cronaca

Cafc e Università a “caccia” di virus nelle acque reflue e nei fanghi della depurazione

L’obiettivo di Cafc è rafforzare l’epidemiologia tramite i campionamenti per valutare e prevedere le epidemie di malattie virali

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UDINE – Monitorare le acque reflue e i fanghi provenienti da impianti di depurazione nel territorio del Friuli per cercare e tenere sotto controllo il virus Sars-Cov-2 che provoca il Covid 19 e riuscire auspicabilmente anche a prevedere potenziali riacutizzazioni del virus. Si tratta della ricerca “wastewater-based epidemiology” in cui Cafc dà il suo indispensabile contributo per la lotta contro la pandemia entrando a far parte dello studio internazionale ed europeo in collaborazione coni il Politecnico di Ingegneria e architetture e con il Dipartimento di Scienze agroalimentari dell’Università di Udine. La sfida sulla ricerca di virus e patogeni nelle acque di scarico urbane è da anni al centro della missione di Cafc che ha iniziato a campionare – secondo lo schema individuato dal Politecnico di Milano – le acque grezze e i fanghi, materiale che verrà consegnato all’Ateneo di Udine, unitamente alla trasmissione dei dati tecnici inerenti l’impianto e la gestione.

Sorvegliate speciali per l’identificazione del Coronavirus dunque sono le acque reflue in ingresso agli impianti di depurazione per la ricerca di eventuali patogeni emergenti. Il monitoraggio delle acque reflue può essere una valida strategia per rilevare se sono presenti, e in quale misura, specifiche infezioni virali nella popolazione, inoltre si potranno anche prevedere possibili nuovi focolai. “Questo strumento potrà fornire spiegazioni sulla crisi epidemica, oltre ad essere una guida per la prevenzione/protezione da future potenziali manifestazioni di focolai di contagio sul nostro territorio”, spiega il Presidente di Cafc Salvatore Benigno. La “wastewater-based epidemiology” ha la potenzialità di prevedere luoghi e momenti critici per l’insorgenza della malattia virale. 

L’obiettivo di Cafc, assieme all’Università di Udine, è rafforzare l’epidemiologia tramite i campionamenti per valutare e prevedere le epidemie di malattie virali, del resto la società era partita con lungimiranza quando, in condivisione con gli altri gestori regionali del servizio idrico, aveva messo a punto a partire dal 2018 il Water Safety Plan (Piano di Sicurezza delle Acque). Cafc sottolinea e ribadisce che l’acqua potabile è sicura, essendo sottoposta a continua attività di monitoraggio. Pertanto, continuare a bere l’acqua di rubinetto resta la scelta più sicura, oltre che ambientalmente ed economicamente corretta. 

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