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Politica

Il ministro Patuanelli risponde a Confindustria Udine: “Proposta surreale”

Critiche alla petizione pro Draghi anche dai rappresentanti dei Cinque Stelle in Fvg e da quelli del Pd

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UDINE – “La petizione di Confindustria Udine? Surreale nel tempismo e, soprattutto, nei contenuti. Un Governo e un Presidente responsabili e rispettati ci sono già” E’ il commento del Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, alla proposta lanciata da Confindustria Udine di un governo retto da Mario Draghi.
“Dopo il Governo Conte, c’è solo il Governo Conte”. Tagliano corto gli eletti in Fvg, alla Camera e in Regione, del MoVimento 5 Stelle,Luca Sut e Sabrina De Carlo, assieme ai consiglieri regionali Ilaria Dal Zovo, Mauro Capozzella, Cristian Sergo e Andrea Ussai. “Ci spiace dover spegnere lo zelo, male indirizzato, della rappresentanza industriale udinese. Forse qualcuno dimentica l’altissimo gradimento di cui godono il Governo e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, consenso finanche cresciuto nel corso dell’ultimo mese, in Nord Est come nel resto d’Italia”.

Critiche alla proposta di Anna Maria Mareschi sono arrivate anche dal Pd. La vicepresidente dem Debora Serracchiani ha affermato: “Chi ricopre ruoli di rappresentanza ed esprime competenze dovrebbe sapere che le crisi di Governo fanno male all’economia e all’industria, e in questo momento poi sarebbe una sciagura. Conte sta guidando il Paese in un momento difficile e va sostenuto. Mario Draghi è una risorsa della Repubblica, ma proprio per questo non si deve usare a fini impropri una figura di rango istituzionale”. Critico anche il segretario regionale del Pd, Cristiano Shaurli: “Il ricorso a petizioni per indicare un presidente del Consiglio potrebbe far sorridere, se non fossimo in un momento drammatico. Cosa significa ‘superare modelli del passato nelle relazioni interistituzionali’? Il momento certo è straordinario e al Paese servono le migliori intelligenze, forse servono anche una diversa politica e diverse rappresentanze di categoria capaci di accettare sfide nuove ed epocali. Ma queste sfide chiedono più democrazia, non  ‘pieni poteri’ ungheresi né uomini solo al comando”.

 

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