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Economia

L’appello del comparto legno-arredo: “Le aziende devono riaprire al più presto”

Fulvio Bulfoni è convinto che se la chiusura continuerà le conseguenze saranno irrimediabili

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UDINE – “Le imprese, oggi hanno bisogno di ricevere una fiducia totale da parte di tutte le istituzioni. L’emergenza sanitaria è il problema prioritario e deve ricevere tutto il supporto possibile, perché solo con la salute di tutti si potrà guardare in positivo e pensare alla serenità generale, compresa quella delle aziende. Le imprese rappresentano, però, senza se e senza ma, il secondo problema da risolvere, in quanto non può esistere un ritorno alla normalità senza la spinta propulsiva, anche sotto il profilo del sostegno sociale, del motore economico”.
Parole di Fulvio Bulfoni, capogruppo del Gruppo Legno, mobile e arredo di Confindustria Udine, che si fa interprete delle aspettative di un settore nevralgico per il Friuli Venezia Giulia quale quello del Legno arredo per tornare quanto prima a rivedere la luce, anche economica, in fondo al tunnel dell’emergenza Covid-19.

“Le aziende – aggiunge subito Bulfoni – non possono più continuare a rimanere ferme. Se non ci sarà un ritorno alla produzione in tempi brevi le conseguenze saranno irreparabili e forse anche non più recuperabili. Anche in questi giorni – rimarca il capogruppo – le aziende hanno dimostrato di essere fattive, collaborative e concrete. Basti pensare alla sensibilità e alla serietà messe in atto per tutelare la sicurezza dei luoghi di lavoro e dei propri collaboratori. L’imprenditore è infatti conscio che i dipendenti sono il bene più prezioso di ogni azienda e che non si può transigere assolutamente su sicurezza e salute. Diventa oggi imprescindibile una sensibilità condivisa, non possono esistere divisioni tra imprese, sindacati e parti politiche o istituzionali. Tutti dobbiamo guardare solo al concreto, ovvero alla fine dell’emergenza sanitaria e alla ripartenza dell’economia”.
Ripartenza che deve avvenire quanto prima. Parola d’ordine per il Legno arredo è ritornare a produrre. “Va considerato – spiega Bulfoni – che le aziende del comparto, non immettendo sul mercato prodotti di prima necessità, sono destinate ad avere una ripresa del loro mercato dilatata nei tempi. Abbiamo pertanto la necessità di difendere in prima linea le nostre posizioni, anche a livello internazionale, conquistate con tanta fatica, a denti stretti e in tanti anni. La ripartenza potrà essere anche parziale, fatta di piccoli passi. Una fabbrica deve rimettere in attività anche solo piccoli reparti per dare un segnale immediato e concreto ai mercati che ce lo stanno chiedendo”.

Il capogruppo evidenzia come il calo degli ordini sia già sensibile: “Anche i pochi ordini, che continuano per fortuna ad arrivare, sono accompagnati dalle richieste di conferme certe da parte dei committenti stranieri sulle tempistiche di consegna e sulla ripartenza della produzione. Altro grande problema per un comparto costituito all’85% da piccole e medie aziende – aggiunge Bulfoni -, è quello legato alla liquidità. I tempi lunghi del ‘fermo ordini’ fanno oggi sballare i bilanci anche delle aziende sane con rating positivo o altamente positivo, il cui trend rotazionale era basato sul portafoglio della raccolta ordini con una programmazione che variava dalle 4 alle 6 settimane. Ci attendiamo, con riferimento a questa problematica, una presa di coscienza – che in parte è già avvenuta – da parte degli Istituti di credito e, soprattutto, da parte dello Stato il quale è chiamato anche lui, alla pari delle aziende, a fare la propria parte posticipando o dilazionando i versamenti di tasse e tributi”.

Il Legno arredo sconta anche un’altra emergenza: quella legata alla promozione del made in Italy. “Tutti i punti di riferimento del settore sono saltati – prosegue Bulfoni -, il 2020 dovrà fare a meno della vetrina internazionale più importante al mondo del settore arredo: Il Salone del Mobile di Milano, peraltro giustamente annullato perché non avrebbe avuto senso partecipare a giugno a un’edizione in tono minore. Oggi, dunque, per entrare dalla porta principale nelle relazioni dei player più importanti del mercato mondiale siamo obbligati a inventarci nuovi metodi di comunicazione. Le idee certamente non ci mancano, ma abbiamo l’estrema necessità di supporti veri, immediati e concreti – penso anche alle infrastrutture tecnologiche – che ci diano la possibilità di attuare tutte le azioni necessarie. Ma ancor di più occorre rivoluzionare l’organizzazione dei team di lavoro che deve generare i contenuti e i supporti con i quali dare la giusta visibilità alle nostre produzioni. Tutto questo comporta investimenti importanti che, se a gennaio erano solo programmati a medio/lungo termine, in questa situazione è necessario anticipare il più velocemente possibile”.

Per senso di etica e di salvaguardia della filiera, Bulfoni assicura, poi, che le imprese del comparto sono impegnate a rispettare le scadenze verso i rispettivi fornitori e terzisti. “Gli imprenditori e i manager – conclude – stanno rivoluzionando completamente, dall’oggi al domani, quanto avevano programmato non più di un mese fa. Ora, anche chi decide a livello istituzionale deve fare altrettanto: se non lo fa, deve avere il senso civico di capire quanto questo sia irrinunciabile per uscire da questa crisi anomala e lasciare la gestione a chi è in grado di farlo”.

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