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Economia & Lavoro

Confesercenti Fvg: «Rifinanziare i Confidi regionali non serve»

Il direttore Cicuta contrario alla proposta di Mareschi Danieli (Confindustria)

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UDINE – «Confindustria Udine richiede ulteriori risorse ai Confidi regionali. La nostra associazione, invece, ribadisce per l’ennesima volta che finanziarli ulteriormente rappresenterebbe un inutile dispendio di risorse». Il direttore di Confesercenti Fvg, Alberto Cicuta, prende spunto dal video diffuso dalla presidente di Confindustria Udine, Anna Mareschi Danieli, per ribadire la posizione dell’associazione di categoria.

«Il Fondo Centrale di Garanzia di Roma con delibera del 19 marzo – spiega Cicuta – ha già esteso, come previsto dal decreto “Cura Italia”, le garanzie a tutte le imprese del territorio italiano all’80% per la garanzia diretta (senza passare per confidi) e al 90% con riassicurazione (passaggio obbligato al Confidi con relativa iscrizione se non iscritto e pagamento commissioni). La Regione deve utilizzare le poche risorse disponibili erogando contributi in conto capitale. Un’azienda, se può accedere al credito, ed è quindi considerata “bancabile”, trova nel Fondo Centrale di Garanzia uno strumento gratuito e adatto a prestare le garanzie idonee agli istituti di credito».

Cicuta è convinto che «la Regione debba rimuovere i limiti inseriti nel 2018, ex giunta Serracchiani, all’operatività del fondo per le garanzie dirette (sono vietate le operazioni senza Confidi da 25.001 a 175.000 euro di finanziamento) che, vanno a colpire proprio le aziende che rappresentiamo e che sono la stragrande maggioranza delle imprese iscritte ai registri imprese regionali. In questo momento serve lo sforzo di tutti per raggiungere lo scopo di rimettere in moto l’economia e mantenere in vita le imprese. Le imprese che rappresentiamo associate e non – conclude Cicuta sono chiuse già da svariati giorni e l’orizzonte appare buio e tempestoso. E’ ora di smettere di ragionare in termini lobbistici e di parte. Quello che neanche un mese fa era possibile o tollerabile ora, non lo è più».

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