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Cronaca

Condannata a 21 anni di carcere e latitante: arrestata

A finire nei guai è stata la 36enne Sabrina Dragutinovic

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UDINE – Il 13 marzo scorso, la Polizia italiana, unitamente a quella croata, ha dato esecuzione al mandato di arresto europeo, disposto a seguito dell’ordine di carcerazione emesso a giugno 2019 dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti della 36enne Sabrina Dragutinovic. La donna era destinataria di un mandato di arresto, spiccato dalla Procura della Repubblica di Udine, che prevede la pena di 21 anni 8 mesi e 27 giorni di reclusione.

Il dispositivo in parola è un cumulo di pene, relativo a diciotto (18) condanne, disposte dai tribunali Ordinari di Udine, Verona, Velletri, Pordenone, Catania, Lanciano (Chieti), Treviso e da quelli per i Minorenni di Bari, Catania, Catanzaro, Palermo e Genova. Gli eventi in questione sono occorsi fra il 1997 ed il 2003. Nelle varie sentenze, i reati che sono stati contestati hanno riguardato prevalentemente la fattispecie predatoria, ovvero furti in abitazioni, furto con strappo, ricettazione, porto di arnesi atti allo scasso, false attestazioni ai pubblici ufficiali.
Il provvedimento disposto dalla Procura di Udine trae origine dall’ultima condanna, passata in giudicato del maggio 2010, che riguarda un episodio di furto in abitazione, commesso a Udine nel giugno 2003, quando la giovane aveva asportato alcuni monili in oro, in concorso con una complice.

La straniera, nata in Italia, ma di fatto cittadina croata, in Italia era domiciliata presso un campo nomadi di Torino, che lascia agli inizi dell’anno 2010, rendendosi irreperibile sul territorio nazionale. Le ricerche compiute finalizzate alla cattura della straniera, che in Italia annoverava numerosissimi (precisamente 31) alias, ovvero diverse generalità dichiarate all’atto dei controlli di Polizia, hanno permesso di appurare che questa, nell’ultimo decennio, aveva compiuto reati predatori anche in Olanda, Germania e Francia. In considerazione dell’origine della donna, grazie alla comparazione dattiloscopica delle impronte effettuata dalle nazioni dell’area balcanica, si è potuto addivenire alla certa identificazione della condannata.

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