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Cultura

Serata di eccellenze all’Hilton: Jim Rotondi & Villa Russiz

Il Conte La Tour in hard-bop style per la seconda serata del Jazz & Wine Experience

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foto: Giorgio Bulgarelli

TRIESTE – Partiamo con l’immagine di un signore dall’aria un po’ paffuta, rassicurante, con l’occhialetto da dirigente e che tiene in mano uno strumento musicale, perfettamente perpendicolare al terreno. Sulla giacca porta appuntata una spilla con la chiave di violino, e dall’incedere potrebbe essere tranquillamente un direttore di banca. Ma per nostra fortuna non lo è. E’ un jazzista, e per quanto riguarda proprio quello strumento uno dei migliori in assoluto a livello internazionale. I primi giri, in puro hard-bop style e poi il frontman fa salire lentamente l’avambraccio portandolo all’altezza della bocca: da quel momento in poi scatenerà un vero e proprio delirio musicale, sparando da quella magica tromba raffiche di note come il più preciso degli M40, e senza far prigionieri! Il suo nome è Jim Rotondi from Montana, U.S.A. e sta infuocando il secondo appuntamento del Jazz & Wine Experience all’Hilton di Trieste.

Introdotto da Michela Parolin, direttore artistico della manifestazione e da Giulio Gregoretti in rappresentanza dell’altro protagonista della serata ovvero il CRU Sauvignon De La Tour di Villa Russiz, il curriculum di JR parla chiaro e tra i tanti big per cui ha prestato la propria opera spicca il nome di un certo Ray Charles. Si parte molto easy listening, con “Blues for BC” e “Martha’s prize” che il nostro dedica a <<two great friends: jazz and wine!>> suscitando subito grande simpatia ed affabilità. Un paio di standards, Monk e McCoy Tyner, così, tanto per gradire. I dialoghi tra la tromba di Rotondi ed il sax di Piero Odorici sono poesie che non ti stancheresti mai di ascoltare. Grande spazio al drumming colorato, stiloso e mai banale di Andy Watson, l’altra superstar della band, in tour nella regione e passato anche dalle parti di Cividale del Friuli: fiumi di applausi. A completare il quintetto il contrabbasso di Aldo Zunino e il pianoforte di Renato Chicco. Tu chiamali se vuoi turnisti: livello spaziale!

Gershwin. Quando il jazz sa proprio di jazz! Su sfondo damascato smeraldo inquadrato in stucchi dorati, ancor meglio. Il tutto in stile perfettamente eclettico: musica ed architettura, all’unisono. Spariscono per una quindicina di minuti i fiati solisti ed il trio vira in direzione slow motion. Rientrano quindi quasi abusivamente, per la delizia del parterre e alla stregua di quei mazzi di fiori che il conte De La Tour faceva arrivare (con le barbatelle dei migliori vitigni internazionali nascoste) per la fortuna della sua azienda, e a dirla tutta – anche nostra! Pulizia del suono trumpet da late night show,  che poi è finita la serata, che poi è finito proprio tutto e non ti danno neanche più da bere; nel mentre al bar del Berlam Coffee Tea and Cocktail i flute lasciano posto ai Mary Pickford e ai Vodka Martini con tanto ghiaccio e finestre aperte per un clima decisamente sopra la media stagionale. It’s spring time jazz!

Si chiude con due brani a dir poco esaltanti:  “I Remember Britt”, con un inquietante intro da soundtrack di Dario Argento rubato a Fra’ Martino Campanaro e “On a Misty Night” (di Tadd Dameron) con un’ultima interpretazione da brividi di Mr Rotondi. Atmosfera simil cinematica da immaginario collettivo delle hall dei Grand Hotel dell’epoca d’oro con gente che si mescola, saluta, sorride, brinda… e poi va per la propria strada, ognuna nel proprio momento più splendente.

<<Such a beautiful time>> e gran finale all’americana da gigolo del controtempo con ringraziamenti di rito su accordi interminabili che porti a casa con te e che canticchi per strada, quasi a prolungarne il beneficio. Una serata indimenticabile, con la proverbiale accoglienza Hilton e all’insegna delle eccellenze che si ripeterà domenica 8 marzo con il Bob Sheppard Trio e i vini di Serafini & Vidotto per una formula apprezzatissima e che con ogni probabilità vedrà il terzo sold out su tre!

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