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Cronaca

Violenza sugli operatori sanitari: tolleranza zero e nuovo patto di fiducia tra pazienti, medici e infermieri

Tavola rotonda promossa a Udine dai Cittadini sul tema

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UDINE – Le aggressioni a medici e operatori sanitari sono un fenomeno in crescita. Se in tutto il Paese, specie al sud e nelle isole, gli episodi di violenza fisica e verbale sono all’ordine del giorno, in Friuli Venezia Giulia la situazione non è così grave ma non può comunque essere sottovalutata. La preoccupazione è emersa chiaramente nella partecipata tavola rotonda promossa a Udine dai Cittadinidue ore di riflessioni e confronti tra i rappresentanti di chi presta le cure e quelli dei pazienti che ogni giorni frequentano le strutture sanitarie del Friuli Venezia Giulia.
A fare gli onori di casa la consigliera regionale Simona Liguori (che ha organizzato l’incontro) e la giornalista Isabella Gregoratto, che per prima ha lanciato l’allarme mettendo in rilevo come anche nella nostra regione il problema delle aggressioni a medici, infermieri e assistenti sociali, e più in generale a tutto il personale impegnato nel campo socio-sanitario, sia una triste realtà.

«Gli episodi di violenza ai danni dei professionisti della salute, che ogni giorno sono impegnati a salvare vite umane a prestare cure e assistenza negli ospedali e sul territorio regionale – ha spiegato Liguori – indicano chiaramente che il fenomeno non può essere sottovalutato. La violenza, specialmente quella fisica, esplode più frequentemente in ambienti come pronto soccorso, guardia medica, Sert. Fatti gravi, a livello nazionale perfino drammatici, che hanno spinto il ministro degli Interni a disporre l’installazione di telecamere sulle ambulanze. Ma questo non basta. A patire scatti di rabbia e comportamenti offensivi sono anche gli assistenti sociali e le persone che lavorano dietro ad uno sportello, facendo front office con l’utenza. «Coloro che curano e coloro che vengono assistiti devono trovare insieme la soluzione al problema, una strada complicata che a nostro avviso non può che cominciare dalla prevenzione, dalla cultura del rispetto e della coesione sociale. Ecco il perché della nostra iniziativa, un modo utile e concreto di affrontare un problema che richiede uno sforzo in più da parte di tutti». Sulla stessa lunghezza d’onda la Gregoratto, secondo la quale «la violenza verbale è molto frequente anche dalle nostre parti, con cittadini che vanno sempre più di fretta, che di fronte a lunghi tempi di attesa chiedono risposte immediate, che talvolta considerano il personale sanitario non preparato adeguatamente sulla base di falsi miti e notizie fuorvianti prese dalla rete e dal “dottor” Google».

A fare il quadro della situazione ci ha pensato Vito Cortese anestesista e formatore, illustrando i dati di un’indagine condotta nel 2018 a livello nazionale secondo cui i 1200 casi di aggressione registrati (66% verbali e 34% fisici, con una media di 3 al giorno) rappresentano il 30% dei casi di violenza sul posto di lavoro: «Lavorare in campo sanitario – ha spiegato Cortese – espone a un rischio cinque volte maggiore che in altri contesti di lavoro. Se si pensa poi che di queste aggressioni il 70% avviene ai danni delle donne, s’intuisce ancora di più la gravità del problema». Cifre rispetto alle quali le riflessioni sul perché di tanta aggressività in aumento portano alla legittima richiesta di misure di sicurezza organizzative e ambientali (coinvolgendo le Aziende sanitarie) e alla sottolineatura di quanto il fenomeno delle violenze inevitabilmente incida sulla qualità delle prestazioni degli operatori sanitari e di conseguenza sull’aumento del costo sociale.

Preoccupati e pronti a fare la propria parte per risolvere il problema anche gli infermieri che attraverso Stefano Giglio (Presidente Ordine Professioni Infermieristiche  Provincia di Udine) hanno illustrato il loro punto di vista: «Tolleranza zero verso la violenza, snellire le attese in pronto soccorso, pene più severe per chi aggredisce, aumentare l’informazione e la formazione del personale, predisporre team addestrati a gestire situazioni critiche, ma soprattutto non abbandonare nel tempo chi ha subito aggressioni, altra triste e preoccupante faccia della medaglia». La riflessione di Maurizio Rocco, presidente dell’Ordine dei medici di Udine, è partita da una considerazione preoccupante («È molto probabile che ci sia un incremento della violenza sugli operatori sanitari perché la maggior parte di questi sono donne…» sottolineando le responsabilità del web, delle fake news e del processo mediatico alla “mala sanità”, di fronte ai quali è forse giunto il momento di «riportare gli uffici della polizia nei pronto soccorso».

Dal loro punto di vista i pazienti e più in generale i cittadini, rappresentati da varie associazioni di categoria, hanno posto l’accento sulla carenza del personale in servizio anche nelle strutture sanitarie regionali (Chiarla di Associazione Acquirenti); le lunghe ore di attesa nei pronto soccorso e le liste di attesa per esami e visite (Plazzotta di CittadinzAttiva-Tribunale Diritti del Malato); la mancata informazione del cittadino a livello comunale sul servizio di guardia medica, che in molti casi potrebbe risolvere piccoli problemi evitando di intasare le emergenze (Di Brazzà  di Consumatori attivi); la violenza che può essere innescata dalla percezione da parte degli utenti del mal funzionamento del servizio sanitario che può patire della scarsezza del personale (Agrizzi di Associazione di Tutela Diritti del Malato). «Ognuno è chiamato a intervenire per sua competenza nell’arginare questo fenomeno sociale e in primis – ha concluso Liguori – è necessario il rinnovo del patto di cura e di fiducia tra medico e paziente. Bisogna agire sui valori, darsi rispetto reciproco e intervenire sulle difficoltà strutturali del sistema sanitario. Per tutti questi motivi abbiamo richiesto un approfondimento in Commissione Sanità della nostra Regione».

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