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Cultura

Elena Bucci: «Vi racconto ‘La pazzia di Isabella’»

Spettacolo ed intervista con una delle più celebrate attrici contemporanee che ci racconta l’amore del teatro per il teatro

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foto: Le belle bandiere

CERVIGNANO DEL FRIULI – Un fondale rosso, una coppia di luci perpendicolari, soffuse. Un piccolo soppalco, due attori in penombra. Il tutto essenziale, minimalista. Una lista di nomi a guisa di loop: attori, soprannomi e comune di provenienza. E’ di scena il Teatro – quello con la T maiuscola – o meglio l’amore del teatro per il teatro: vita, opere ed omissioni (per la verità ben poche) di Isabella Andreini, Attrice (la prima forse con la A maiuscola, per riprendere) della commedia dell’arte «in quel teatro dove andavano i potenti per spiare quello che pensava il popolo veramente!». 

«Isabella è stata una donna moderna: attrice, madre, moglie, accademica, artista, cittadina del mondo… è stata tutto! E’ per questo che porto in scena questo spettacolo dal lontano 2004» mi racconta Elena Bucci, una delle artiste più premiate degli ultimi anni nel Belpaese. «E’ una rappresentazione che crea sempre curiosità, ovunque: il pubblico si lascia affascinare da questo personaggio così lontano nel tempo eppure così attuale» aggiunge, «e non importa che lo spettatore sappia o meno di questa materia, perchè ogni volta accade la magia dell’immedesimazione, dell’identificazione, dell’empatia».

In ogni parola che pronuncia EB si evince un amore sconfinato per quel «mestiere così effimero eppure così immortale». «Sono sempre stata affascinata dal viaggiare nel tempo, dal far rivivere certi personaggi, renderli ancora una volta presenti, vivi, tra noi». «Studiare ed immedesimarsi, trasformare la professione in un continuo divenire, recuperare le radici di questa tradizione culturale non in senso conservatorio, s’intende, ma nell’accezione di una memoria comune!». O di un  futuro antico, parafrasando un grande cantautore.

E così un pubblico attento per l’unica data regionale, in religioso ascolto prima e prodigo di risate quando serve, ripercorre nei settantacinque minuti preventivati la biografia dell’eroina trasposta in maschere che ti si scolpiscono nell’anima. Primo tra tutti il Capitano Spavento di Vall’Inferna: provate ad immaginare un antesignano di Zorro, che parla uno spagnolo raffazzonato a mo’ di amici miei e con un’indole a metà tra Arsenio Lupin, Renato Vallanzasca e Jerry Calà. Troppo difficile? Marco Sgrosso, (anche per lui non ci sono parole a descriverne talento, rigore, bravura e anche simpatia) è devastante! Ma ci saranno anche il chiarissimo (quasi) luminare universitario, il gobbo Gonzaga e uno sterminato caravanserraglio di fantasmi a ricostruire i fili di una trama sempre e per sempre sospesa tra recita e realtà.

«Ho un rapporto privilegiato con il Fvg, ci ritorno sempre con grande piacere: sia come insegnante (leggi Accademia Nico Pepe di Udine) sia come attrice. C’è un modo di vivere il teatro qui ancora genuino, nel senso di provare a sentire la stessa emozione secondo le sensazioni di ognuno, quella partecipazione che è la base… non solo del teatro>> conclude raggiunta al termine di una prova di dispendio psicofisico davvero impressionante. Del resto, ce lo insegna proprio Isabella che «Amore è cercare il sole a mezzanotte ed il buio a mezzogiorno, è ardere sempre e non consumarsi mai». 

Tornando a noi, dopo una sfida con la morte che il marito Francesco, inseparabile compagno di vita e di palcoscenico, vince a colpi di spacconate, se ne và nonostante ciò la bella ed ammirata eroina, più fiore delicato che femme fatale di quanto te l’aspettassi. E finisce proprio così, in dissolvenza, così come dovrebbe essere il morire. Con nobili e principi al proprio funerale.

Un ultimo saluto alla coppia Bucci-Sgrosso – Le belle bandiere, imprescindibili, inscindibili come la luce ed il buio, Sandra e Raimondo, il giorno e la notte, in bianco (lei) ed in nero (lui), e come Isabella e Francesco – che ci dà appuntamento per il 26 di gennaio in quel di S. Vito al Tagliamento con Prima della pensione e con la semplicità che è propria dei grandi, senza un qual minimo di – non dico snobismo! – ma neanche una benché minima curiosità per la formazione/competenza teatrale di chi ha di fronte. Quando si dice che l’attore è a servizio del suo pubblico. Da queste parti sempre i benvenuti. Chapeau!

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